Giovanni Boccaccio
(Andrea del Castagno
Galleria degli Uffizi)

Giovanni Boccaccio nacque probabilmente a Certaldo nel 1313, figlio di un ricco mercante e uomo di rilievo nella città di Firenze che lo avvia agli studi con per prepararlo al mondo degli affari. Giunto a 14 anni il padre lo mandò a Napoli perché seguisse l’apprendistato bancario, ma egli si dedicò quasi interamente alla letteratura latina.

Nel 1331, visto il suo fallimento negli studi bancari, il padre lo avviò allo studio del diritto canonico, ma anche questi non ebbero buon esito. In questo periodo napoletano notò lo sfarzo e la ricchezza della corte degli Angiò, vedendo in essa l’incarnazione dei valori e degli ideali cortesi. Boccaccio nel “De genealogiis” osserverà che il padre gli voleva impedire di diventare poeta e scrittore, obbligandolo ad imparare un mestiere odioso.

Nel 1340 il padre lo richiamò a Firenze, per il suo tracollo economico a causa del fallimento delle banche dove aveva investito il suo danaro.


la piu' antica rappresentazione
esistente di Giovanni Boccaccio

A Firenze, tra il 1342 ed 1346, Boccaccio compose diverse opere come l’opera in prosa “Elegia di Madonna Fiammetta”, il poema allegorico “Amorosa visione” e il poemetto “Ninfale fiesolano”.

Tra 1347 ed 1348, venne ospitato da Francesco Ordelaffi a Forlì dove ebbe occasione di frequentare i poeti Nereo Morandi e Francesco Miletto de Rossi. Tra i testi di questo periodo, va ricordata l’egloga “Faunus”, che venne poi incluso nella raccolta “Bucolicum Carmen” (1349-1367).

Dopo il 1350 iniziò la sua amicizia con Francesco Petrarca che durò fino alla morte di quest’ultimo nel 1374.

Francesco Petrarca, alla ricerca di un traduttore dal greco dell’Iliade e dell’Odissea, conobbe il monaco calabrese Leonzio Pilato, maestro di greco. Fu Giovanni Boccaccio, su invito dal Petrarca, a  dare ospitalità fra il 1360 e il 1362 al monaco, oltre ad offrirgli la cattedra di greco nello Studio Fiorentino, uno stipendio e alloggio in casa sua. La convivenza fra i due fu difficile, ma servì al Boccaccio per imparare il greco.


illustrazione del Decameron stampato nel 1492

Nel 1361 Boccaccio tornò a Certaldo, per restarvi fino al 1365; qui scrisse in latino la “Genealogia Deorum Gentilium” ed in volgare il “Corbaccio”.

Malgrado la sua età avanzata e i dissensi politici a Firenze che lo afflissero pesantemente, dopo il 1365 Boccaccio tornò a svolgere incarichi pubblici per la città. nel 1373 curò un’edizione critica delle opere di Dante scrivendo per il sommo poeta il “Trattatello in Laude”. Boccaccio morì nella sua casa natale a Certaldo il 21 dicembre del 1375. Sulla sua tomba volle che venisse scritto: “Studium fuit alma poesis” (sua passione fu la nobile poesia).


I protagonisti del Decameron in un dipinto di John William Waterhouse,
"A Tale from Decameron", 1916, Lady Lever Art Gallery, Liverpool

Molte sono le opere che possono essere elencate nella produzione del Boccaccio; tra queste possiamo ricordate “Filocolo” (1336-38), “Filostrato” (1335), “Teseida” (1339-41), “La Caccia di Diana” (1334/38), le “Rime”, “La Comedia delle Ninfe fiorentine”, “L’Amorosa visione”, “Elegia di Madonna Fiammetta” (1343-1344), “Ninfale fiesolano” (1344 -1346), il “Corbaccio” (datato tra il 1354 e il 1356).


illustrazione di una novella
del Decameron

Il capolavoro assoluto di Boccaccio è il “Decameron” (1348 - 1351 o 1353) in cui si narra di un gruppo di giovani che, durante la peste del 1348, si rifugiarono sulle colline presso Firenze. Per due settimane, il gruppo si intrattenne raccontando a turno cento novelle, prevalentemente a sfondo erotico, che compongono il libro. Nonostante fosse stato considerato un testo proibito, con l’introduzione della stampa, il “Decameron” divenne uno dei testi più stampati.