la chiesa di Orsanmichele

Durante il Trecento si lavorò al completamento della Cattedrale, del Palazzo Vecchio e delle mura e si iniziarono nuovi lavori: il Campanile di Giotto, Orsanmichele, la Loggia della Signoria e la Loggia del Bigallo. Vennero anche ricostruiti quei ponti che erano stati distrutti. Il primo, fra il 1334 e il 1337, fu il Ponte alla Carraia, sembra su disegno da Giotto. Le ricostruzioni degli altri ponti, a partire dal Ponte Vecchio, si basarono su questo progetto.

Durante il secolo le vie vennero estese o modificate nei loro itinerari, vi fu la riorganizzazione delle piazze della città, come Piazza della Signoria e Piazza del Duomo. Le costruzioni di quel periodo hanno un facciata con i blocchi di pietraforte, almeno nella parte inferiore e una serie di archi regolari al piano terra.


Dante Aliglieri

Nei primi decenni del trecento la rivalità fra le famiglie Guelfe portarono alla formazione di due gruppi antagonisti: i Neri ed i Bianchi. Malgrado che i due partiti si alternassero al Priorato, il conflitto si intensificò. I Priori esiliarono i capi delle due fazioni e la situazione precipitò. I Neri chiesero l’intervento del Papa che inviò Carlo di Valona, fratello del Re di Francia. Egli favorì apertamente i Neri, facendo arrestare o esiliare i Bianchi: fra questi c’era Dante Aliglieri.

Oltre queste lotte interne, la città dovette sostenere le guerre contro le potenti Signorie Ghibelline. Due sconfitte, la battaglia di Montecatini del 1315 e la battaglia di Altopascio del 1325, indussero Firenze a disporsi sotto il dominio del Duca Carlo d’Angiò.


la Loggia del Bigallo

A quel tempo l’economia fiorentina era trainata dalle banche, che prestavano denaro ad alto tasso ai sovrani di tutta Europa, e dalle industrie manifatturiere della stoffa.

La guerra dei Cent’Anni comportò l’insolvenza di Re Edoardo III d’Inghilterra, indebitato con molti banchieri fiorentini. Ciò avviò una serie di fallimenti a catena disastrosi per l’economia cittadina: tra il 1311 ed il 1346 fallirono a catena moltissimi banchieri, ma riuscirono a salvare parte della ricchezza riconvertendole in feudi e castelli, mentre furono i risparmiatori che si videro scomparire i loro capitali.


Giovanni Boccaccio

Nel 1343, per rimediare alla situazione, si decise di affidare il governo ad un nobile francese, Gualtieri VI di Brienne, duca di Atene. Ma Gualtieri, durante il suo governo ignorò e si oppose agli interessi della ricca classe mercantile che lo aveva chiamato potere. Impose delle drastiche misure economiche correttive, tese a rimediare al forte debito pubblico. Sebbene le misure si rivelarono utili, irritarono a tal punto i fiorentini che solo dieci mesi dopo la sua nomina congiurarono per liberarsi di lui, costringendolo alla fuga.

La peste nera del 1348 colpì tutta l’Europa ed anche Firenze ne fu colpita; dei circa 100.000 abitanti all’inizio del Trecento, si arrivò ad una popolazione di 50.000-25.000 abitanti. Molti scapparono dalla città per la paura del contagio, come ci testimonia Giovanni Boccaccio, che nel “Decameron” illustrò quella società cortese sull’orlo della scomparsa.


John Hawkwood
(affresco di Paolo Uccello
in Santa Maria del Fiore)

La scarsità di manodopera portò alla paralisi di ogni attività e la situazione si aggravò con annate di carestia alle quali si aggiunsero le frequenti guerre e le razzie delle Compagnie di Ventura. A Firenze la gravità della situazione portò ad una serie di agitazioni dei ceti subalterni ridotti alla fame.

Nel 1375 il legato pontificio di Bologna, Guglielmo di Noellet, rifiutò di soccorrere Firenze che chiedeva aiuto per sfamare la sua gente. Il rifiuto, al quale si aggiunse l’ingresso di John Hawkwood nel territorio fiorentino, portarono i fiorentini alla rivolta. Venne quindi dichiarata guerra allo Stato Pontificio, che portò anche alla rivolta delle altre città già assoggettate al papato.


il Campanile di giotto

Il 31 marzo 1376 il Papa Gregorio XI scomunicò i fiorentini, dichiarando decaduto qualsiasi credito verso di loro. La Santa Caterina da Siena, cercò di mediare tra i fiorentini ed il Papa, ma non vi fu un esito positivo. Durante una tregua i fiorentini arruolarono dalla loro parte John Hawkwood, mentre il clero fiorentino veniva pesantemente tassato ed obbligato a celebrare le funzioni religiose. Il 27 marzo 1378 il Papa Gregorio XI morì. Con l’elezione di Urbano VI si arrivò alla pace, firmata il 28 luglio 1378 a Tivoli.

Nel 1378 vi fu una riforma istituzionale che prevedeva la costituzione di nuove cooperative; Tintori, Farsettai, Corsettieri e Ciompi, corrispondenti alle attività più umili, ma queste cooperative non riuscirono a sostenere la reazione delle Classi Medie mercantili, che entro il 1382 riassunsero il potere.

Il potere politico tornò in mano ad un ristretto numero di famiglie di banchieri che riuscirono ad evitare per molti anni che Firenze si trasformasse in una signoria. Ma alcune famiglie si coalizzò attorno alla famiglia dei Medici, creando le premesse per un prossimo scontro frontale.

continua......