Alessandro de’ Medici

Il 12 agosto 1530, dopo 11 mesi di assedio, gli eserciti dell’Imperatore Carlo V e del Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) entrarono a Firenze e l’anno seguente dichiararono Alessandro de’ Medici “capo del Governo e dello Stato”. Nel 1537 Alessandro, dopo una successiva risoluzione, divenne “Duca della Repubblica Fiorentina” e, con tutte le istituzioni sotto il suo controllo, iniziò una politica di alleanze straniere con le famiglie reali più importanti d’Europa, sposando una figlia naturale dell’Imperatore e dando sua sorella Caterina in sposa ad Enrico II di Francia.

Gli avversari dei Medici, comandati da Filippo Strozzi, provarono inutilmente a capovolgere il governo del Duca Alessandro. Rimase infruttuoso anche il gesto di un cugino di Alessandro, Lorenzino de’ Medici, che lo assassinò nel 1537.


Cosimo il Giovane

Ad Alessandro succedette Cosimo il Giovane, figlio di Giovanni delle Bande Nere. Il nuovo Duca riuscì a guadagnarsi il rispetto dei fiorentini e, nel corso della sua vita, riuscì a schiacciare le fazioni avversarie ed a rinforzare lo Stato, sottomettendo Siena alla dominio fiorentino nel 1555. La pace di Cateau-Cambrésis nel 1559 sancì l’annessione della Repubblica di Siena al dominio dei Medici.

Cosimo il Giovane il 5 marzo 1570 ottenne dal Papa Pio V  la corona di Granduca della Toscana. Quando morì nel 1574, il Governo passò al figlio Francesco che regnò fino al 1587, quando gli succedette il fratello Ferdinando.


Ferdinando I

Ferdinando I cercò di rendere indipendente la Toscana dall'influenza spagnola e riuscì a convertire al cattolicesimo Enrico IV di Francia. In campo artistico Ferdinando I commissionò il Forte Belvedere al Buontalenti e fece eseguire dal Giambologna la statua di suo padre Cosimo I, che campeggia in Piazza della Signoria.

Nel 1609 Ferdinando I morì e salì al trono il diciannovenne Cosimo II; il suo governo assicurò alla Toscana un periodo di benessere economico e di crescita demografica, nonostante alcuni anni di cattivi raccolti. Cosimo II si dedicò allo sviluppo della flotta toscana la quale si distinse in alcune azioni contro la flotta ottomana.


Ferdinando II

A Cosimo II succedette nel 1628 Ferdinando II; Anche se era reputato essere fra i migliori della Dinastia dei Medici, no poté fare niente per arrestare il declino inesorabile di Firenze e della Toscana dei Granduca. Egli condivise il potere con i fratelli, Giovan Carlo, Mattias e Leopoldo, con i quali stabilì un'ottima collaborazione e che gli furono sempre vicini; si fece amare dai sudditi per il suo carattere mite e semplice; ridusse le spese di corte e con il denaro risparmiato diminuì considerevolmente le imposte. Sotto il suo regno, il territorio del Granducato venne allargato con l’acquisto della contea di Santa Fiora (1633) da un discendente degli Sforza, e di Pontremoli (1649), pagata 50.000 fiorini d'oro alla Spagna.

Durante il suo regno continuò le opere di bonifica della Chiana e riorganizzò le colture agricole, incrementando la produzione di vini, oli e di seta greggia, mentre, per ridurre i prezzi dei prodotti agricoli, ne abolì i dazi interni. Ridusse il potere delle corporazioni, fondò casse di risparmio e monti di pegni (fra cui il Monte dei Paschi di Siena), abolì i dazi doganali interni e ridusse quelli con l'estero.


Galileo Galilei

Ferdinando II fu anche mecenate di grandi scienziati come Galileo Galilei (almeno fino al processo), Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani. Nel 1642 fondò la Sperimentale Accademia Medicea e fu protettore dell'Accademia del Cimento.

Ferdinando II morì nel 1670. Il suo successore, Cosimo III, favorì le riforme nei vari settori del granducato. Nel 1675 volle la Deputazione per la riforma nell'ambito giudiziarioche, nel 1680, creò la “Ruota Criminale”, cioè un tribunale penale le cui competenze si sovrapponevano a quelle del magistrato degli “Otto di Guardia e Balia”, considerato ormai inadatto a svolgere i propri compiti.


Cosimo III de' Medici

Gli anni di governo di Cosimo III portarono la Toscana sull'orlo della rovina, tante erano le spese del Granduca che, con il fasto della corte, intendeva apparire grande davanti ai visitatori stranieri. Inoltre Cosimo III non badò a spese finché non ottenne dal papa il titolo onorifico di “Canonico del Laterano”.

Nel 1722 Gian Gastone, figlio di  Cosimo III, assunse l’incarico di Reggente, date le cattive condizioni di salute del padre. L'anno successivo Cosimo III morì e Gian Gastone divenne il nuovo Granduca di Toscana.

Poiché l'omosessualità del nuovo Granduca era più che nota, i suoi anni di regno furono caratterizzati dai numerosi progetti delle potenze europee per la futura successione al trono che destinarono il Granducato a Francesco Stefano di Lorena, fidanzato di Maria Teresa d'Austria. Gian Gastone de' Medici oppose alcuna resistenza ai progetti delle potenze europee.


Gian Gastone
l'ultimo dei Grandichi
della famiglia de' Medici

Gian Gastone riuscì comunque ad effettuare alcune grandi riforme, gettando le basi delle successive riforme Francesco Stefano di Lorena: ridusse il potere e l'influenza della Chiesa; risollevò le sorti dell'Università di Pisa; abrogò i decreti del padre contro le prostitute, gli ebrei e le feste laiche; ridusse il carico fiscale.

Ammalatosi di gotta, Gian Gastone morì il 9 luglio 1737. Con lui si estinse la dinastia dei Medici ed il trono del Granducato di Toscana passò a Francesco Stefano di Lorena, della dinastia degli Asburgo-Lorena.

La salita al trono di Francesco Stefano, comportò l’inclusione della Toscana nei territori della corona austriaca. La dinastia dei Lorena regnò distinguendosi per la sua liberalità: mentre Livorno diveniva un porto franco fra i più attivi del Mediterraneo, il granduca Pietro Leopoldo avviò la riforma agraria e, il 30 novembre del 1786, promulgò il nuovo codice criminale con il quale furono abolite la pena di morte e la tortura.


Francesco Stefano di Lorena

Francesco Stefano di Lorena fu succeduto da Pietro Leopoldo I, Ferdinando II, Ferdinando III ed infine da Leopoldo II.

La famiglia dei Lorena a Firenze fece rivivere l’economia della città. Verso la metà del 18° secolo, i Lorena chiesero al francese Jadot di venire a Firenze per imprimere un tocco neoclassico. Il Neoclassicismo a Firenze, di un forte sapore storico, di buon gusto ed elegante, si ritrova nel piccolo palazzo della Meridiana a Boboli o nella stanza bianca di Palazzo Pitti.

Sotto Leopoldo II di Lorena, gli ideali della bellezza e dell’eleganza del periodo neoclassico furono sostituiti dalla teoria dell’Illuminismo.

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